Sul ponte d’argento

3 Ago, 2026

C’è una poesia di Giovanni Pascoli che in Studio abbiamo riscoperto da poco.

Si intitola “Mare” e racconta di una persona che si affaccia alla finestra mentre osserva il maestoso cielo della terra: le stelle che tremolano sull’acqua, un guizzo che chiama, un palpito che risponde. E poi, quasi per incanto, un ponte d’argento appare sulla superficie.

Pascoli lo interroga: “per chi dunque sei fatto e dove meni?” Una domanda che resta aperta, come tutte le domande più belle.

L’Estate ha questa qualità. È il mese in cui il tempo cambia consistenza, in cui la luce dura a lungo e i pensieri seguono ritmi diversi. Si cammina più lentamente, si osserva con più calma, si lascia che le cose esistano senza dover diventare qualcosa d’altro.

Il ponte d’argento di Pascoli non ci porta da nessuna parte con precisione. È fatto di luce sull’acqua, di attese, di quelle sensazioni sottili che ci fanno intendere che qualcosa sta per accadere, ma non per forza.

Ci auguriamo che queste vacanze vi regalino un momento in cui il tempo rallenta: la luce è quella giusta.

Dal 10 al 30 agosto, passeggeremo sui ponti d’argento.
Buona luce.

 

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“M’affaccio alla finestra, e vedo il mare:
vanno le stelle, tremolano l’onde.
Vedo stelle passare, onde passare:
un guizzo chiama, un palpito risponde.

Ecco sospira l’acqua, alita il vento:
sul mare è apparso un bel ponte d’argento.

Ponte gettato sui laghi sereni,
per chi dunque sei fatto e dove meni?”

Giovanni Pascoli, Mare

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