Non spegnere mai la curiosità e il desiderio di andare oltre

31 Ago, 2026

Eravamo alla fine del Secolo breve e l’eccitazione per il nuovo anno si mescolava a una certa ansia per il millennio che stava iniziando.
Il progetto VINEARGENTI per la Cantina Paladin era nato qualche anno prima con un chiaro obiettivo di riposizionamento del brand. Assieme a Carlo Paladin avevamo definito una strategia che, tra le altre cose, comprendeva la creazione di una nuova linea di etichette capace di esprimere tutta l’esclusività enologica che la cantina di Annone Veneto stava sviluppando, con molto impegno, in quegli anni. Il mio interesse per l’arte fece il resto.

Il progetto, a testimonianza del suo valore, poteva vantare già un importante riconoscimento. La prima etichetta, la VINEARGENTI 1996 firmata da Riccardo Licata, l’anno dopo l’uscita, aveva ricevuto a Washington, il Silver Award del PDC (il Packaging Design Council, l’associazione americana del mondo del packaging fondata a New York nel 1952).
Eravamo dunque arrivati alla quinta edizione. Il progetto, che prevedeva un articolato programma di attività, tra queste anche l’allestimento di una galleria di opere presso la Cantina, era arrivato al suo ultimo appuntamento con un carico di aspettative per quello che sarebbe stato l’artista del VINEARGENTI 2000.

Bruno Borgo, il gallerista d’arte che con grande sensibilità rese facile la mia presenza negli studi dei Maestri Licata, Zotti, Celiberti e Pizzinato, le altre firme di VINEARGENTI, anche in quell’occasione si rivelò fondamentale. Concordammo che il nome dell’artista che avrebbe firmato l’edizione 2000 doveva essere quello di Fabrizio Plessi.

L’estetica del periodo, la Y2K (Year 2000), imponeva colori metallici, forme argentate e stili minimalisti. Fabrizio Plessi, con i suoi “dialoghi impossibili” tra materia e tecnologia, aveva passato gli ultimi decenni del secolo a traghettare l’arte dai materiali classici ai monitor. Nel suo DNA VINEARGENTI custodiva tutti i geni necessari per incontrare un artista di quel valore.

Borgo aveva contattato il Maestro e concordato un incontro nel suo studio di Venezia al Molino Stucky, alla Giudecca. Ricordo una giornata invernale, fresca, luminosa, il cielo terso. Plessi ci accolse in un open space enorme: pareti bianche, pavimento di legno chiaro, soffitto alto. L’arredamento era minimale, molto, sulla destra, c’era solo una linea di cassettiere portadisegni bianche che arrivava al fondo del locale dove c’era un’ampia vetrata rivolta a sud est.

Plessi era arrivato con noi e indossava un cappotto nero che gli arrivava quasi alle caviglie, nero come i suoi capelli lasciati lunghi, un particolare che lo ha sempre contraddistinto, come la sua energia che ci travolse immediatamente.

Era adrenalinico, con entusiasmo ci fece partecipi dei preparativi di quell’opera che da lì a breve sarebbe diventata una tra le sue più emblematiche: “Mare Verticale”. Dalle cassettiere uscirono una gran quantità di tavole caratterizzate dal suo segno nero deciso, come le note scritte nella sua calligrafia in maiuscolo. E poi monitor su monitor, uno sovrapposto all’altro e all’interno degli schermi, il colore blu dell’acqua, uno dei suoi elementi preferiti. Ero letteralmente rapito da tanta creatività, forza, visionarietà e da quella immaginazione spinta ogni otre.

L’impegno per quell’opera monumentale, che poi sarebbe stata esposta al Padiglione italiano all’Expo di Hannover, non cambiò l’attenzione verso il nostro progetto, il Maestro della videoarte fece propria la semantica di VINEARGENTI e con lo stesso entusiasmo, e per la prima volta nel suo percorso artistico, immaginò il vino accanto alla “materia scultorea” del monitor.

Il risultato, nato dalla riflessione sulla capacità del vino di racchiudere tempo e memoria, fu in linea con la sua poetica, una vite che fondava le radici in un televisore dove scorreva il nettare di Dioniso. Ero appagato, anche per l’ultima VINEARGENTI, nel modo migliore possibile, arte e vino avrebbero condiviso lo spazio di un’etichetta, diventando così un’unica esperienza capace di elevare ogni singola bottiglia allo status di multiplo d’arte.

Tailor Brand Ivano Boscolo Plessi Paladin etichetta originale 1080x1080

© Tailor Brand VINEARGENTI Plessi 2000

 

L’anno dopo, a giugno 2001, mentre il Maestro inaugurava la storica installazione Waterfire al Museo Correr di Venezia, facendo scorrere flussi digitali di acqua e fuoco direttamente in Piazza San Marco, quasi in concomitanza, stavo andando a Roma all’Hotel Cavalieri Hilton per l’assegnazione degli Oscar dell’Associazione Italiana Sommelier dove mi venne consegnato il riconoscimento per la migliore etichetta, quella firmata da Fabrizio Plessi.

Indubbiamente molto del merito è da attribuire al Maestro ma vincere quell’Oscar è stato anche il riconoscimento alla qualità del pensiero e del percorso. Sicuramente è stato anche una delle tappe più significative del mio viaggio professionale. Il premio più grande però è stato sul piano umano, l’insegnamento di Fabrizio Plessi che ho fatto mio e che porterò sempre con me: non smettere mai di sognare. Grazie Maestro.

Ivano Boscolo

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